Il report social: perché è utile e come si fa

da  | Dec 9, 2023 | Guide

Report Social

Un autore che probabilmente hai già sentito, Simon Sinek, nel suo “Start with why” ha scritto che bisogna sempre partire dal perché, quindi non sarò io a contraddirlo quest’oggi!

Quindi, se ti capita di doverne creare per il tuo profilo o per conto di un tuo cliente, sappi che questa è la strada più semplice (e soprattutto la più sicura!).

Perché fare report

Perché fare report social

Il report social è uno strumento chiave per misurare, analizzare e migliorare le tue attività di marketing sui social media, ti aiuta a raggiungere i tuoi obiettivi e soprattutto a prendere decisioni informate.

È davvero un’attività imprescindibile per tutte le aziende e i professionisti che utilizzano i social media come asset strategico all’interno del funnel.

Nel caso non ti avessimo ancora convinto, ecco 6 buoni motivi per metterti a farlo:

 

  • Monitorare le prestazioni: Come già accennato, il report consente di monitorare le prestazioni di tutte le tue attività sui social media. Metriche come l’engagement rate, la crescita follower (ma anche i like, i commenti, le condivisioni ecc.) sono fondamentali capire cosa funziona e cosa no. Senza di queste come faresti a dare un giudizio?
  • Valutare il ritorno sull’investimento (ROI): Puoi utilizzarlo per calcolare il ROI delle tue campagne sui social media, così da determinare se le tue attività stanno generando un valore significativo per l’azienda. In parole povere se vale la pena spenderci dei soldi 😂
  • Ottimizzare la strategia: Analizzando i dati sei in grado di apportare miglioramenti alla tua strategia, o, se necessario, anche di stravolgerla. Solo così puoi prendere le decisioni giuste, non basate sulle sensazioni.
  • Monitorare la concorrenza: I report social possono anche essere utilizzati per tenere d’occhio le attività dei tuoi competitor, per carpirne i segreti e mantenere un vantaggio competitivo, identificando nuove opportunità.
  • Comunicare i risultati: Il report è uno strumento utile anche quando hai bisogno di dare una dimostrazione, di comunicare i risultati del tuo lavoro. Che sia indirizzato ai dirigenti, al team interno al cliente, è sempre la prova più tangibile del tuo operato.
  • Tenere il focus sugli obiettivi principali: Tra tutti i dati raccolti, se hai scelto bene gli obiettivi, il report ti darà una grossa mano a focalizzarti sugli elementi corretti e a non farti distrarre da metriche meno importanti.

 

La frequenza con cui fare report

frequenza report social

Alla fatidica domanda:

“Ogni quanto si dovrebbe fare un report?”

La risposta è sempre:
“Dipende”

Ma non dipende da chissà quali fattori, almeno secondo la nostra visione.

Per i social può dipendere da due sole variabili:

  • Quanti contenuti pubblichi su quella piattaforma
  • Le caratteristiche del social

Basta, solo queste!

Come puoi benissimo comprendere anche tu, fare lo stesso numero di report tra social come Tik Tok e Youtube non è propriamente adatto.

Se su Youtube fai 1/2 video al mese, a cosa serve fare il report?

Su Tik Tok invece, social molto più rapido, lesto nei cambiamenti e nei trend, puoi fare un report al mese se hai pubblicato già 25 video diversi?

Questo è solo un esempio. Poi è chiaro come la cosa sia a completa discrezione di ognuno.

Nella live caricata in Academy che abbiamo fatto in collaborazione Marketing Espresso, c’è proprio un passaggio in cui discutiamo della frequenza (che, sia chiaro, è diversa anche tra di noi).

Come Figaro Digital noi siamo su tre social e la frequenza è questa qui:

  • Instagram: Mensile
  • Tik Tok: Aggiornamenti settimanali
  • LinkedIn: Bi-mestrale

Marketing Espresso invece ha questi qui:

  • Instagram: Mensile
  • Tik Tok: Bi-settimanale
  • LinkedIn: Mensile
  • Youtube: Bi-mestrale

Come vedi, c’è sì differenza, ma il filo conduttore è sempre quello.
L’importante è non avere un pre-concetto in merito, poi è ovvio come ci siano sempre le sfaccettature, ma sei tu che dai il ritmo in base a quegli elementi che ci siamo appena detti.

Ultimo esempio, lo faccio per un caso più particolare, cioè per quello che riguarda i lanci.
Quando ne hai uno, consigliamo sempre di fare un report a fine lancio, indipendentemente dalla durata, anche dovessero essere tre giorni.

 

Gli elementi fondamentali del report social

elementi report social

Durante la live in academy (già citata) abbiamo individuato due macro-aree in cui dividere il report:

Quantitativa e Qualitativa.

 

La parte quantitativa

 

1) Attività svolte: Quali sono state le attività principali che hai effettuato durante l’arco di tempo trascorso dall’ultimo report? Qui puoi descriverle brevemente (cercando di non superare le 3 slide).

2) Obiettivi precedenti: Quali sono stati gli obiettivi impostati nel report precedente? Se è il primo che fai, va benissimo citare gli obiettivi prefissati in fase iniziale.

3) Risultati attuali: Hai raggiunto quegli obiettivi? Com’è la situazione generale? È il momento di snocciolare un po’ di Insight, ecco alcuni esempi classici:

  • Crescita e numero follower.
  • Copertura totale.
  • Engagement Rate.
  • Watch Time (per i video).
  • Retention Rate (su yt).
  • Post andati bene.
  • Post andati male.
  • Numero di like totali.
  • Conversion rate del profilo.

Ricorda di focalizzarti sui KPI che hai impostato.
Ci sta far vedere qualche insight più generale per far comprendere la “salute” dei profili, ma quelli non devono mancare mai.

 

La parte qualitativa

 

Per prima cosa, in questa seconda parte, bisogna commentare in maniera più descrittiva l’andamento dei risultati, con focus particolare su aspetti negativi e aspetti positivi.

Poi si può procedere con alcuni elementi che richiedono attenzione:

  • Analisi dei commenti per trovare eventuali punti su cui migliorare.
  • Analisi dei DM o delle richieste ricevute.
  • Spunti utili per prossimi contenuti.
  • Obiettivi per il prossimo report.

E già fino a qui può andare benissimo.
Il 99% dei report social ti assicuriamo che non arrivano a questo livello di accuratezza.

Se proprio vuoi strafare (e ti consiglio di farlo solo per i report “interni” o per dei clienti a cui tieni tantissimo), c’è un’altro tipo di analisi che puoi aggiungere:

– Sentiment Analysis: Studio del linguaggio naturale (NLP) che mira a determinare e valutare il tono emotivo o l’emozione nei confronti di un contenuto. Ci fa capire se il testo esprime opinioni positive, negative o neutre nei confronti di un determinato argomento.

Perderai un po’ più di tempo, ma scoverai indicazioni preziose!

 

Tool interno o tool esterno?

Vediamo per tutte e due le possibilità quali sono i vantaggi e gli svantaggi 👇🏻

 

Tool interno

Disclaimer: Per “farlo internamente” intendiamo semplicemente crearsi un template in autonomia con Canva (Google Fogli o simili) e andare a inserire script, dati e foto.
Non vogliamo dire di creare un programma ad hoc 😂

Vantaggi

  • Template studiato su misura per ogni esigenza.
  • Costi irrisori (se non nulli).
  • Facilità nell’inserire e visualizzare i dati.

Svantaggi

  • Maggior tempo di realizzazione.
  • Studio degli insight da fare in autonomia.
  • Zero supporto a livello grafico.

La soluzione interna noi la utilizziamo per Tik Tok e per LinkedIn, dove abbiamo preparato un template che duplichiamo ogni volta con i nuovi dati.

C’è da dire che questi due social non danno l’accesso completo (tramite API) a strumenti esterni, quindi sarebbe comunque difficile leggere i dati più interessanti (diversi dalle solite vanity metrics). Quindi tienilo in considerazione!

 

Tool esterno

 

Per tool esterno ovviamente intendiamo un tool che raccoglie i dati, li analizza per te e poi genera un report in maniera automatica.

Vantaggi

  • Tempi di realizzazione minimi.
  • Supporto nell’analisi dei dati.
  • Strumenti di calcolo automatico.
  • Confronto con i competitor.

Svantaggi

  • Costi più alti.
  • Template quasi sempre standard.
  • Poche modifiche concesse.
  • Spesso non accesso completo a tutti gli insight.
  • Difficoltà nell’utilizzo iniziale.
  • Rischio ban (se si parla di uno strumento non certificato).

La soluzione esterna (al momento) la stiamo utilizzando solo per Instagram, grazie a un tool fantastico: Not Just Analytics

Ci permette di analizzare praticamente tutto (anche su più profili) ed è autorizzato da Meta, quindi non si rischia di ricevere ban o cose del genere.
In più, con gli ultimi aggiornamenti, anche i report sono migliorati tantissimo nella personalizzazione e nell’accuratezza.

Altra possibilità:

Anche se non l’abbiamo mai utilizzato con frequenza, un tool che in molti mi hanno segnalato è Sbam.
Ci tenevo a lasciartelo così puoi dare un’occhiata in autonomia, anche se in realtà ce ne sarebbero tantissimi!

Per concludere, anche se tutto è relativo, all’inizio ti consiglio di iniziare in autonomia (anche per imparare meglio a leggere i dati), per poi lentamente cominciare ad allargare gli orizzonti e velocizzare i processi grazie ad aiuti esterni.

 

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